Il 13 febbraio è il World Radio Day dell’UNESCO. Ma mentre nei salotti si auto-celebrano i soliti noti, ignorando sistematicamente chi tiene accesa la scintilla
dell’innovazione nelle frequenze “basse”, OMItaliane sceglie di guardare altrove. Scegliamo di guardare al mondo, dove la radio non è un club esclusivo per
pochi editori in FM, ma un bene pubblico, resiliente e tecnologicamente all’avanguardia.
La Radio non ha Padroni: È una Res Publica
La radio è, per definizione, repubblicana. Non appartiene a una lobby, non appartiene a chi detiene il monopolio delle frequenze commerciali. Appartiene a chi
la trasmette e a chi la riceve. L’UNESCO la definisce un mezzo per la libertà d’espressione, ma in Italia sembra che questa libertà si fermi dove iniziano gli
interessi dei grandi network
Il Miracolo Digitale: Il DRM (Digital Radio Mondiale)
Mentre l’Italia dei “grandi” si chiude nel suo giardino recintato, il resto del mondo (dall’India al Brasile, passando per il Nord Europa) ha capito che le Onde Medie sono lo scheletro della radiofonia del futuro grazie al DRM.
Perché il DRM30 è la vera rivoluzione?
- Qualità Cristallina: Addio fruscii e scariche. Il DRM in onde medie porta l’audio digitale con la stessa pulizia di un CD.
- Copertura Totale: Una sola antenna in AM digitale può coprire una regione intera, laddove l’FM o il DAB hanno bisogno di decine di ripetitori costosi e inquinanti.
- Dati e Testi: Non solo musica. Il DRM trasmette informazioni testuali e alert di emergenza, rendendo la radio il mezzo più sicuro in caso di catastrofi.
Oltre il provincialismo: L’Esempio Globale
L’UNESCO celebra la radio come strumento di pace e sviluppo. Paesi come l’India e la Cina hanno già convertito gran parte della loro rete AM in DRM, mentre in Italia tutto è fermo, cristallizzato al regresso.
Ma la tecnologia non si ferma davanti ai muri burocratici. Il World Radio Day di quest’anno per OMItaliane non è una torta da spartire, ma un’antenna da puntare verso il futuro.

















































