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Notifica TRIS 2024/0550/IT: L’Europa frena la Radio| OMItaliane

Il parere circostanziato della Commissione Europea contro la norma italiana non è solo una questione tecnica: è un atto che limita l’accesso alla radio libera, favorendo i sistemi chiusi e ignorando le tecnologie di resilienza come l’AM/DRM30.

BRUXELLES – Il futuro della radiofonia italiana si trova nel mezzo di una tempesta normativa. Con il parere circostanziato emesso il 16 dicembre 2025 (C(2025) 8906 final), la Commissione Europea ha ufficialmente bloccato la notifica TRIS 2024/0550/IT. La norma italiana cercava di estendere l’obbligo di ricevitori radiofonici a una gamma più vasta di veicoli e dispositivi connessi, ma Bruxelles ha detto “no”, citando i costi eccessivi per le imprese e la difesa del mercato unico. Tuttavia, dietro la bandiera della libera circolazione delle merci, si nasconde un rischio concreto per la libertà di ricezione dei cittadini.

Un attacco al pluralismo e alla libertà di ricezione

Bloccando l’obbligo di installazione di hardware radiofonico, l’Europa sta di fatto riducendo la possibilità di ascolto libero e gratuito. Se lo Stato non può imporre standard minimi di ricezione sui nuovi apparati, i produttori di tecnologia saranno liberi di escludere la radio a favore di sistemi di infotainment proprietari gestiti tramite protocollo IP. Questo sposta l’asse dell’informazione radiofonica dal “libero etere” al controllo dei provider privati: per ascoltare la radio, l’utente sarà costretto a pagare un abbonamento dati, finendo sotto il controllo di algoritmi e filtri commerciali.

Le falle del parere UE sulla Notifica TRIS 2024/0550/IT

L’Italia, modificando l’articolo 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni elettroniche, mirava a proteggere il diritto dei cittadini a ricevere informazioni via radio su qualsiasi mezzo di trasporto moderno. La Commissione Europea ha però sollevato obiezioni che appaiono puramente economiche:

  1. L’hardware come “onere”: Bruxelles stima che i costi di antenna e ricevitore (fino a 250 euro) siano una barriera commerciale, ignorando il valore sociale di un mezzo che garantisce sicurezza e informazione universale.
  2. Mercato contro Diritti: La decisione mette il profitto dei produttori di hardware davanti al diritto della popolazione di avere un mezzo di comunicazione resiliente e indipendente dalla rete internet.

L’oblio europeo sull’AM/DRM30: una censura tecnologica

CaratteristicaDAB+AM (analogico)DRM30 (AM digitale)
Qualità AudioAlta (digitale)Bassa (soggetta a disturbi)Alta (comparabile all’FM)
ResilienzaMedia (necessita di molti ponti)Altissima (lunga distanza)Altissima (efficienza spettrale)
Stato NormativoObbligatorio su auto M1In fase di liberalizzazioneIn attesa di integrazione obbligatoria
Costi HardwareCirca 120-190 EURBassissimiModerati (integrabile in chip esistenti)

A rendere ancora più grave la posizione della Commissione è il totale disinteresse verso la banda AM e la sua imminente evoluzione digitale, il DRM30. Mentre le autorità europee si concentrano esclusivamente sul DAB+, ignorano deliberatamente che la banda 0-30 MHz rappresenta l’unico strumento di resilienza e sicurezza nazionale capace di coprire aree remote e garantire comunicazioni durante blackout strutturali.

Questa omissione normativa configura una vera e propria barriera discriminatoria che limita la libertà di espressione degli operatori in Onde Medie, molti dei quali (come le emittenti comunitarie di OMItaliane) hanno già ottenuto titoli abilitativi dallo Stato sin dal 2017. Negare l’integrazione dello standard DRM30 nei ricevitori obbligatori significa condannare all’oscuramento tecnologico piccoli editori indipendenti e servizi pubblici di emergenza, violando i principi di trasparenza e oggettività sanciti dall’Articolo 21 dell’European Media Freedom Act (EMFA). L’Europa, scegliendo di ignorare l’AM/DRM30, non sta proteggendo il mercato, ma sta decidendo quali voci hanno il diritto tecnico di essere ascoltate e quali devono sparire nel silenzio digitale.

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