Negli Stati Uniti la radio AM non è più soltanto un mezzo di comunicazione: è diventata un simbolo. L’ultima presa di posizione di Donald Trump ha trasformato un tema apparentemente tecnico — la presenza della radio nei veicoli di nuova generazione — in una battaglia ideologica che va ben oltre l’automotive.
Dietro il richiamo alla “tradizione” si cela una visione ben precisa: controllare i canali di informazione più semplici, diretti e difficili da filtrare. La radio AM, con la sua diffusione capillare e il basso costo, diventa così il baluardo di un’America che rifiuta l’algoritmo e diffida delle piattaforme digitali.
AM radio: nostalgia o strategia di potere?
Trump presenta la radio come una conquista popolare, ma il messaggio sottostante è un altro: tornare a un mezzo che non dipende da internet, da app, da software aggiornabili a distanza. Un mezzo che funziona sempre, soprattutto nelle emergenze, ma anche fuori da ogni moderazione digitale.
In questo scenario, la radio non è il passato: è un’alternativa politica al futuro. Un canale “non disintermediato”, dove il messaggio arriva diretto e senza filtri. Non è un caso che il tema venga associato alla difesa di contenuti religiosi e identitari.
Auto elettriche e radio: il paradosso americano
Mentre l’industria automobilistica spinge verso veicoli sempre più digitalizzati, con schermi e abbonamenti, la politica americana guarda indietro. L’obbligo di mantenere la radio AM anche nelle auto elettriche è un atto simbolico: tecnologia avanzata, mentalità analogica.
È il paradosso di un Paese che innova nei motori ma frena nella comunicazione. E che vede nella semplicità un argine contro la perdita di controllo culturale.
Il confronto con l’Italia: silenzio istituzionale e sudditanza tecnologica
In Italia, il dibattito è quasi inesistente. La transizione al digitale (DAB+, streaming, infotainment connesso) è avvenuta senza un vero confronto pubblico sul pluralismo, sull’accessibilità e sul ruolo della radio in caso di emergenze.
Mentre negli Stati Uniti la radio diventa oggetto di scontro politico, in Italia è trattata come un residuo del passato, affidata alle decisioni dell’industria e alle direttive europee. Nessuna difesa simbolica, nessuna narrazione identitaria: solo adeguamento.
Il risultato? Veicoli sempre più dipendenti dalla connettività, cittadini sempre più passivi e un’informazione che vive solo se mediata da piattaforme private.
Radio, identità e controllo dell’informazione
La differenza tra USA e Italia non è tecnologica, ma culturale. Negli Stati Uniti la radio è ancora percepita come uno strumento di sovranità informativa. In Italia è stata relegata a semplice contenuto, intercambiabile, sacrificabile.
Trump ha colto un nervo scoperto: chi controlla i mezzi più semplici controlla anche le crisi, le emergenze, le periferie. Ed è proprio lì che si gioca la partita del consenso.
Conclusione: il futuro passa davvero dal passato?
Che piaccia o no, la radio AM è diventata un simbolo politico globale. Non per la sua qualità audio, ma per ciò che rappresenta: accesso universale, assenza di filtri, comunicazione diretta.
Mentre l’Italia guarda avanti senza interrogarsi, gli Stati Uniti riscoprono il valore strategico dell’analogico. E forse la domanda non è se la radio AM sia obsoleta, ma chi decide cosa può sparire — e cosa no — dalle nostre auto e dalle nostre vite.

















































