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Traliccio Santa Palomba: un altro sacrilegio contro le Onde Medie| OMItaliane

L’orizzonte dell’agro romano perde definitivamente uno dei suoi punti di riferimento più iconici e storici. Le notizie e le immagini che giungono da Santa Palomba raccontano una ferita aperta per tutti gli appassionati di radiodiffusione: lo smantellamento delle ultime strutture d’acciaio segna la fine ingloriosa di un’epoca dorata per le Onde Medie italiane, immolate sull’altare della modernizzazione digitale.

Storia della radio di Santa Palomba: dalle origini al primato europeo

Pochi ricordano che le radici di questo sito affondano alla fine degli anni ’20. Nata su un’enorme distesa di terreno lungo via Ardeatina, la stazione radio d’epoca fu progettata con standard ingegneristici all’avanguardia per il periodo, alimentata dalle prime storiche centrali elettriche della capitale. Con le sue imponenti torri e frequenze storiche come gli 846 kHz (2 Megawatt) e i 1332 kHz, l’impianto divenne rapidamente un faro per l’informazione nazionale, in grado di far viaggiare la voce di Roma per centinaia e centinaia di chilometri, superando confini naturali e barriere geografiche con una potenza viscerale che l’AM ha sempre garantito.

Dalla modernizzazione al ridimensionamento delle Onde Medie

Negli anni ’90, l’infrastruttura visse una profonda stagione di modernizzazione tecnologica, arrivando a potenzialità trasmissive monumentali che la posizionarono tra i nodi più potenti e rispettati dell’intera Europa. Tuttavia, l’evoluzione delle normative ambientali sull’inquinamento elettromagnetico e le politiche economiche della radio di Stato portarono a un progressivo e inesorabile ridimensionamento. Nonostante gli esperimenti di trasmissione digitale in standard DRM e i vari test a bassa potenza per preservare il sito, la parabola discendente fu inarrestabile, culminando prima nello spegnimento dei programmi storici d’oltreconfine e poi nel silenzio definitivo dei trasmettitori.

Demolizione delle antenne RAI: il lungo abbandono e il definitivo sacrilegio

Dopo la prima straziante demolizione dell’antenna principale oltre dieci anni fa (186 metri nel 2013), l’area è rimasta a lungo sospesa in un limbo di abbandono e archeologia industriale. Ma oggi si consuma l’ultimo atto di quello che molti considerano un vero e proprio sacrilegio per la storia delle telecomunicazioni. I mezzi pesanti, le gru ad alto tonnellaggio e i tir arrivati ai piedi del gigantesco traliccio autoportante non lasciano spazio a dubbi: i pezzi di acciaio che per quasi un secolo hanno diffuso la cultura e l’informazione italiana vengono smontati e caricati uno a uno, cancellando per sempre la memoria fisica della radiofrequenza in quella zona.

Preparativi smantellamenteo Torre Rai Santa palomba

Riqualificazione Rai Way: da centro trasmettitore a Hyperscale Data Center

Il paesaggio attorno alla base è ormai irriconoscibile. Dove prima svettavano tralicci capaci di far risuonare la radio nell’etere intercontinentale, oggi sorgono le fondamenta di un progetto di bonifica e riqualificazione radicale. Il sito cambierà totalmente natura, lasciando il posto a un moderno Hyperscale Data Center gestito da Rai Way. Una trasformazione simbolica e spietata: dove un tempo viaggiavano onde radio libere capaci di coprire distanze enormi, domani ci saranno solo server, cavi in fibra e infrastrutture informatiche.

Inizio dello smantellamento della torre Rai Santa Palomba

Degrado, saccheggi e il retroscena sull’interesse del Gruppo Finelco

La parabola discendente del centro trasmissivo fu accelerata anche dalle progressive politiche di risparmio adottate prima dalla RAI e successivamente da Rai Way. I tagli al personale portarono alla rimozione del servizio di guardiania fissa, sostituito da un sistema di videosorveglianza a distanza che si rivelò del tutto insufficiente a proteggere un’area così vasta. In breve tempo, il sito fu vittima di continui atti di vandalismo e sistematiche “cannibalizzazioni”: i locali tecnici, le strutture d’appoggio e le storiche cabine di sintonia vennero completamente saccheggiate da malintenzionati alla ricerca di rame, arrivando persino a sradicare i cavi sotterranei e a devastare irreparabilmente le apparecchiature rimaste.

Eppure, il destino della struttura avrebbe potuto prendere una strada del tutto diversa. Intorno al 2016, Alberto Hazan — editore di riferimento del Gruppo Finelco e figura visionaria della radiofonia privata (già alla guida di realtà come Radio 105, Radio Monte Carlo e Virgin Radio) — effettuò un sopralluogo a Santa Palomba. L’obiettivo era valutare la fattibilità di un ritorno strategico di Radio Monte Carlo sulle Onde Medie, sfruttando la copertura storica del sito. Purtroppo l’operazione non ebbe seguito, lasciando l’impianto al suo inesorabile destino di abbandono, fino ai giorni nostri.

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