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Il Brasile indica la via del DRM e in Italia?| OMItaliane

La svolta del Brasile: come la eFM a 76 MHz ha salvato e digitalizzato l’AM

Il punto di partenza della rivoluzione globale della radiofonia digitale nasce in Sudamerica. Il Brasile, sotto la spinta dell’organismo di regolamentazione Anatel, ha completato un vero e proprio capolavoro di ingegneria spettatriciale. Per risolvere il cronico problema delle interferenze nei grandi centri urbani, il Paese ha avviato una massiccia migrazione delle vecchie emittenti AM analogiche verso la modulazione di frequenza.

Per fare spazio a centinaia di stazioni senza saturare la banda FM tradizionale (87.5 – 108 MHz), il Brasile ha introdotto la banda FM estesa (eFM), allargando lo spettro verso il basso a partire da 76 MHz (nello specifico la finestra 76.1 – 87.4 MHz), andando a occupare lo spazio precedentemente riservato ai canali televisivi analogici VHF 5 e 6.

Questo travaso ha generato una situazione straordinaria:

  • La storica banda onde medie (AM) brasiliana si è virtualmente svuotata dal congestionamento dell’analogico.
  • Invece di abbandonare queste frequenze, il Brasile ha deciso di riutilizzare l’intera gamma AM esclusivamente per trasmissioni DRM in modalità “full digital”.

Evitando l’ibrido analogico-digitale, la banda AM purificata ospita oggi stazioni native digitali, capaci di coprire l’immenso territorio continentale brasiliano con un segnale pulito, stabile e privo di rumore di fondo.

Il modello Brasile come baluardo del pluralismo: l’accesso realmente libero

La scelta brasiliana offre una profonda lezione di democrazia tecnologica. Il DRM (Digital Radio Mondiale) applicato alle onde medie è l’unico standard in grado di garantire un’alternativa digitale ad accesso libero e indipendente, scardinando i vincoli economici delle altre piattaforme:

  • Liberi dai consorzi DAB+ a pagamento: Per trasmettere in DAB+ un editore deve obbligatoriamente associarsi a un multiplex (consorzio) e pagare canoni di affitto operativi molto elevati. Il DRM restituisce dignità al modello un editore, un trasmettitore: l’editore è proprietario della propria rete senza intermediari.
  • L’indipendenza dai limiti dell’FM: In Italia e in gran parte d’Europa, l’attivazione di nuovi impianti in FM è bloccata per legge da decenni a causa della saturazione dello spettro. Il DRM in AM riapre spazi concessori altrimenti inaccessibili.
  • L’illusione dell’IP (Streaming): Trasmettere sul web non è gratis né libero. All’editore costa di più man mano che aumentano gli ascoltatori (costi di banda e CDN), mentre l’ascoltatore deve pagare un abbonamento dati. Il DRM è free-to-air: l’ascolto è totalmente gratuito, anonimo e universale.

La risposta dell’Italia: i nullaosta MIMIT e l’azione di OMItaliane

Sulla scia dell’esempio oltreoceano, anche l’Italia sta dimostrando che lo spettro sotto i 30 MHz ha un futuro florido. Gli editori indipendenti si stanno muovendo: attualmente almeno 5 emittenti italiane hanno già ottenuto il nullaosta ufficiale dal MIMIT (Ministero dell’Impresa e del Made in Italy) per aggiornare i propri impianti e trasmettere in tecnologia digitale DRM (DRM30).

La partita decisiva si gioca ora sul fronte normativo. All’interno del Tavolo Tecnico ministeriale istituito per l’implementazione del DRM e per l’applicazione delle delibere sulla visibilità dei servizi (prominence) nei sistemi automotive, l’associazione OMItaliane agisce come referente unico e promotore della digitalizzazione delle onde medie. OMItaliane presidia i tavoli istituzionali per assicurare la neutralità tecnologica, vigilando affinché l’AM digitale venga inclusa di diritto nei ricevitori delle auto di nuova generazione.

Il superamento del passato: dai vecchi test ai nuovi codec (xHE-AAC)

Il Brasile rivoluziona la banda AM con il DRM grazie alla FM estesa a 76 MHz. Scopri come questo modello di pluralismo sta guidando la svolta digitale anche in Italia.

Per comprendere il potenziale attuale del DRM, è fondamentale ripulire il campo dai pregiudizi legati alle vecchie sperimentazioni italiane della metà degli anni 2000:

  • I test storici: Radio Vaticana avviò le trasmissioni sperimentali in DRM il 30 marzo 2004 sui 1611 kHz. Successivamente, nel settembre 2006, Raiway istituì la piattaforma “DRM Italia” con i test dal centro di Milano Siziano, progetti poi ridimensionati intorno al 2007.
  • Le codifiche obsolete (Ieri): Vent’anni fa la tecnologia si basava su codec primitivi (MPEG-4 AAC). A bassi bit-rate il segnale soffriva di frequenti sganciamenti (“drop”) e distorsioni metalliche.
  • La rivoluzione dell’xHE-AAC (Oggi): Oggi lo standard DRM adotta l’xHE-AAC (Extended High-Efficiency AAC). Questo algoritmo permette di trasmettere audio stereofonico perfetto e dati multimediali (testi/immagini) a bit-rate ridottissimi (fino a 6 kbps). L’efficienza è migliorata al punto da offrire una stabilità e una qualità d’ascolto del tutto confrontabili con l’FM o lo streaming moderno.

Conclusioni: una transizione necessaria

L’Europa non può rischiare di desertificare le sue frequenze strategiche lasciando la radiofonia digitale nelle mani di pochi grandi gruppi consortili o dei giganti delle telecomunicazioni. L’astuzia strategica del Brasile e la spinta propulsiva di OMItaliane in Italia dimostrano che il DRM non è un nostalgico ritorno al passato, ma la chiave per garantire un ecosistema radiofonico democratico, accessibile, economico e realmente plurale.

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