Mentre a Washington la politica comprende il valore strategico, sociale ed economico della radiofonia in Onde Medie (AM), in Italia la banda da 0 a 30 MHz rischia un lento e inesorabile soffocamento. Due mondi opposti, due gestioni agli antipodi: da un lato un mercato statunitense che fattura milioni e protegge la sicurezza pubblica, dall’altro un sistema italiano paralizzato da un’eccessiva burocrazia statale e da una visione miope del settore.
La svolta americana: l’approvazione dell’AM Radio for Every Vehicle Act
Il 16 settembre 2026 segna una data storica per la radiofonia negli Stati Uniti. La Camera dei Rappresentanti degli USA ha approvato per acclamazione l’AM Radio for Every Vehicle Act (HR 979), il disegno di legge che impone alle agenzie federali di obbligare i costruttori automobilistici a mantenere la ricezione AM su tutti i nuovi veicoli.
La misura, sostenuta con forza da una coalizione bipartisan e guidata alla Camera dai deputati Gus Bilirakis e Frank Pallone, passa ora all’esame del Senato (dove è affiancata dal provvedimento gemello S. 315 guidato dai senatori Ted Cruz ed Ed Markey).
Come dichiarato dal deputato Morgan Griffith
“La radio AM è una tecnologia collaudata che fornisce in modo affidabile notizie in tempo reale. L’accesso a questa tecnologia può salvare vite umane durante un disastro, soprattutto nelle aree rurali dove i sistemi di comunicazione ridondanti sono essenziali.”
Entusiaste le reazioni delle principali associazioni di categoria americane:
- NAB (National Association of Broadcasters): Curtis LeGeyt ha sottolineato il valore dell’AM come legame vitale per notizie di emergenza e informazione locale per milioni di guidatori.
- NRB (National Religious Broadcasters): Troy A. Miller e Nic Anderson hanno celebrato il voto come una vittoria storica per la libertà di distribuzione e diffusione dei contenuti.
- AARP: (American Association of Retired Persons) Ha ribadito la centralità della radio AM per la popolazione over 50 (l’86% ha accesso alla banda AM in auto e un terzo la ascolta regolarmente alla guida).
- Broadcasters Locali: Figure come Justin Sasso (Colorado Broadcasters Association) e John Catsimatidis (WABC Radio / Red Apple Media) hanno ricordato come la mobilitazione dal basso abbia dimostrato il valore inestimabile di una rete di comunicazione gratuita e resiliente.
Negli Stati Uniti la radio AM non è una nota a margine della storia: è un’infrastruttura strategica con coperture sterminate e un giro d’affari milionario.
L’Italia e il paradosso delle Onde Medie: burocrazia MIMIT e ritardi cronici
Se oltreoceano il Congresso interviene per salvare l’AM, in Italia la lentezza delle istituzioni e le decisioni del MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) continuano a penalizzare il settore.
Nonostante la riapertura della gamma da 0 a 30 MHz alle emittenti private, oggi oltre trenta operatori attivi rischiano concretamente di rimanere privi di ascolto. Il motivo? Un intervento penalizzante del Dicastero presso la Commissione Europea incentrato sulla modifica dell’articolo 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni elettroniche sull’obbligo dei ricevitori in auto (come documentato e analizzato nel dettaglio qui https://www.omitaliane.it/notifica-tris-2024-0550-it-leuropa-frena-la-radio-omitaliane/)
Mentre gli USA considerano la ridondanza dei segnali AM un pilastro della sicurezza nazionale e dell’economia, lo Stato italiano ostacola l’accesso, rallenta l’iter regolatorio e priva gli operatori legittimati di un quadro d’azione chiaro e sostenibile.

L’illusione dell’ascolto portable: tra egocentrismo e megalomania tecnologica
A peggiorare un quadro normativo già compromesso si aggiunge una narrazione distorta della fruizione radiofonica, alimentata da alcuni stessi operatori del settore.
Com’è minimamente ipotizzabile che l’ascoltatore medio — colui che oggi fruisce della radio prevalentemente in automobile — vada ancora in giro munito della classica “radiolina” a transistor per ascoltare le emittenti a onde medie?
Un simile scenario di ricezione manuale è riservato a una nicchia ristretta: da un lato gli appassionati e gli SWL (Short Wave Listeners), verso i quali va il massimo rispetto per il supporto costante al comparto e per la passione tecnica; dall’altro una platea residuale di ascoltatori over 50, proprio come riscontrato nei dati di fruizione americani.
L’utente comune non è un cacciatore di segnali al limite della decodifica, ma un fruitore che esige un servizio fruibile, anche se locale, esattamente come avviene nel modello d’ascolto automobilistico difeso a Washington.
Un’occasione sprecata: l’analfabetismo radiofonico e l’illusione radioamatoriale
Il ritardo normativo e burocratico non è purtroppo l’unico problema. Esiste una responsabilità profonda che ricade sulla qualità e sulla visione di chi oggi gestisce molte di queste frequenze sul territorio nazionale.
Come può essere davvero valorizzata la piattaforma AM quando alcuni operatori con tanto di diritti d’uso, si limitano a trasmettere “cicalini” e segnali ripetitivi per mesi interi?
In troppi casi la radio in Onde Medie viene gestita con la mentalità dello sperimentatore della tecnica trasmissiva — attività di per sé del tutto legittima —, finendo però per confondere la sola passione per la radiotecnica con l’impresa mediale dell’editore. Se l’AM in Italia vuole ambire alla stessa dignità e rilevanza economica del modello americano, ha urgente bisogno non solo di tutele legislative, ma di progetti editoriali strutturati e, soprattutto, di un’unione reale al riparo da opportunismi, logiche parassitarie e individualismi che hanno segnato gli albori della radio privata italiana

Il nodo dei finanziamenti: l’assenza di sostegno pubblico soffoca le emittenti comunitarie
Per gli operatori che intendono porsi obiettivi di crescita più ambiziosi, l’ostacolo principale rimane la totale assenza di contributi e finanziamenti pubblici, sia a livello regionale che statale. Basti pensare alle criticità legate al fondo SICEM (ex D.L. 146/2017) e alla progressiva riduzione delle risorse destinate al comparto.
La stragrande maggioranza degli operatori di Onde Medie in Italia è costituita da associazioni e realtà comunitarie senza scopo di lucro. Si tratta di strutture che si sorreggono esclusivamente sul sacrificio economico dei soci e sul lavoro di volontari appassionati. In questo scenario, la totale mancanza di incentivi e sostegni economici volti a promuovere e valorizzare la frequenza AM trasforma ogni tentativo di sviluppo in un’impresa titanica, lasciando il settore privo di risorse strategiche per l’innovazione e la sostenibilità nel lungo periodo.
