Il tema della sostenibilità del pluralismo informativo locale entra formalmente nelle aule istituzionali regionali. A fare da apripista è il Consiglio Regionale del Veneto, dove il consigliere Rocco ha depositato l’Interpellanza n. 4 (XII Legislatura) avente ad oggetto le criticità introdotte dal recente disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza (DDL Concorrenza), approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio 2026.
Al centro della discussione vi è la modifica all’articolo 3 del DPR 146/2017, la norma che disciplina il riparto delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione. Una norma fondamentale per la sopravvivenza del tessuto radiotelevisivo e radiofonico locale italiano.
Il vincolo occupazionale e l’impatto sulle emittenti comunitarie
Il nodo critico evidenziato nel documento ispettivo risiede nella nuova clausola che subordina l’accesso ai contributi statali alla presenza in organico di almeno un dipendente assunto a tempo indeterminato per ciascun marchio e area tecnica (da completarsi a regime entro il 2029, ma con scadenze progressive già a partire dal 2027).
Sebbene l’intento dichiarato del legislatore statale sia quello di consolidare e professionalizzare le strutture editoriali, la norma non distingue tra emittenti commerciali e emittenti a carattere comunitario.
Per loro stessa natura giuridica — come ribadito anche dal Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi (D.Lgs. 208/2021) — le realtà comunitarie sono enti privi di scopo di lucro. Operano con forti limiti alla raccolta pubblicitaria e fanno perno sul volontariato associativo, civico e religioso. Imporre il costo fisso strutturale di un dipendente equivale, nella maggior parte dei casi, all’impossibilità oggettiva di accedere ai fondi e, di conseguenza, alla chiusura materiale della frequenza o della trasmissione.

Dalla stasi dell’Onde Medie al conftonto con altre regioni italiane
L’azione istituzionale avviata in Veneto nasce da un quadro reale e complesso. In ambito locale, il settore della trasmissione radiofonica in Onde Medie (AM) sconta da tempo criticità strutturali e un’inerzia che spesso limita molte stazioni all’erogazione di semplici portanti mute o segnali minimi di servizio.
Tuttavia, proprio l’avvio del confronto presso la Regione Veneto ha mostrato come il problema non sia confinato a una singola realtà locale. L’istanza presentata agli organismi regionali veneti sta fungendo da volano: un’analoga attenzione politica e strategica si sta allargando verso altre importanti regioni italiane.
L’obiettivo delle azioni intraprese presso i diversi consigli regionali è quello di fare massa critica in difesa del pluralismo. Si richiede che le istituzioni territoriali intervengano in sede negoziale con il Governo — a partire dalla Conferenza permanente Stato-Regioni — affinché il Parlamento introduca le necessarie deroghe per il settore comunitario.
Le richieste della Regione alla Giunta e la tutela costituzionale

Nell’interpellanza a sua firma, il consigliere Rocco richiama esplicitamente:
- L’Articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero e il pluralismo delle fonti.
- L’Articolo 6 dello Statuto della Regione del Veneto, che impegna l’ente a favorire il più ampio pluralismo dei mezzi di informazione locale come presupposto democratico.
L’atto ispettivo interpella formalmente la Giunta regionale per sapere quali azioni intenda intraprendere urgentemente nei confronti del Governo centrale. L’obiettivo è salvaguardare la capillarità dell’offerta informativa, prezioso presidio soprattutto nelle aree geograficamente più periferiche e montane del Paese.
Considerazioni critiche e scenari futuri
Se da un lato la regolamentazione del mercato dell’informazione risponde a logiche di trasparenza e selezione qualitativa, dall’altro l’applicazione cieca di parametri aziendali a soggetti non-profit rischia di impoverire la biodiversità mediatica italiana.
Le emittenti comunitarie e i progetti radiofonici locali in Onde Medie, pur necessitando spesso di un forte rilancio di contenuti e di una rinnovata progettualità tecnica, rappresentano canali fondamentali di coesione sociale. Il dialogo intrapreso da OMItaliane con la Regione Veneto, che si sta allargando ad altri enti regionali italiani, (Corecom e Regione) rappresenterà nei prossimi mesi un test decisivo per verificare l’effettiva volontà politica di bilanciare le esigenze di mercato con la tutela della voce delle emittenti locali.

