La contraddizione italiana ormai è evidente
Da una parte lo Stato italiano:
- riconosce le onde medie;
- pianifica le frequenze;
- assegna diritti d’uso;
- autorizza operatori;
- inserisce la piattaforma AM nella legislazione nazionale.
Dall’altra parte, però, il sistema regolamentare e industriale sta accettando che le automobili di nuova generazione eliminino progressivamente i ricevitori AM.
È una contraddizione gigantesca.
Politicamente.
Giuridicamente.
Tecnicamente.
E soprattutto sul piano del pluralismo.
Le onde medie sono riconosciute dalla legge italiana 115/2015
Occorre ricordarlo chiaramente.
L’AM non è una tecnologia “tollerata” o sopravvissuta per inerzia.
L’Italia ha riconosciuto formalmente la radiodiffusione sonora in onde medie già con il TUSMAR attraverso l’articolo 24-bis introdotto dalla legge 115/2015.
Successivamente il nuovo TUSMA ha confermato questo impianto normativo nell’articolo 22, dedicato all’assegnazione dei diritti d’uso per le trasmissioni radiofoniche in onde medie.
Quindi lo Stato:
- riconosce la piattaforma;
- la disciplina;
- la regolamenta;
- assegna frequenze agli operatori;
- parla di pluralismo e apertura del mercato.
Prima assegnano frequenze. Poi eliminano i ricevitori
Ed è qui che nasce il paradosso.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy assegna frequenze AM agli operatori.
Però contemporaneamente si accetta che milioni di veicoli nuovi possano essere commercializzati senza ricevitori AM.
La domanda è inevitabile:
che senso ha assegnare frequenze se poi si rende impossibile riceverle?
È un cortocircuito istituzionale evidente.
Perché il pluralismo non si realizza soltanto autorizzando chi trasmette.
Il pluralismo esiste solo se il cittadino può anche ascoltare.
Il pluralismo non è scegliere chi deve sopravvivere
Oggi invece sembra emergere una logica pericolosa:
- alcune tecnologie vengono considerate “moderne”;
- altre vengono accompagnate lentamente verso la marginalizzazione.
Ma il pluralismo non significa selezionare dall’alto le piattaforme considerate più “presentabili”.
Il pluralismo significa:
- pari dignità delle tecnologie legittimamente autorizzate;
- libertà di accesso;
- neutralità tecnologica reale;
- libertà di scelta dell’ascoltatore.
Non deve essere:
- il mercato automotive;
- una piattaforma digitale;
- un algoritmo;
- o una certa visione ideologica della modernità
a decidere cosa i cittadini possono ascoltare.
È l’ascoltatore che deve decidere
Questo è il punto fondamentale.
Se un operatore è legalmente autorizzato a trasmettere in AM:
il cittadino deve avere la possibilità concreta di riceverlo.
Altrimenti il pluralismo diventa solo una formula vuota nei convegni e nei comunicati stampa.
Non spetta:
- ai produttori di infotainment;
- ai sistemi operativi delle connected car;
- alle piattaforme IP;
- o a qualche orientamento culturale pseudo-modernista
decidere quali radio abbiano diritto di esistere.
Deve essere l’ascoltatore a scegliere.
Sempre.
La neutralità tecnologica non può essere a senso unico
Negli ultimi anni le istituzioni hanno continuamente richiamato il principio di neutralità tecnologica.
Perfetto.
Allora deve valere anche per l’AM.
Perché oggi il rischio è evidente:
si sta costruendo un ecosistema dove sopravvive solo ciò che:
- passa da internet;
- genera traffico dati;
- dipende da piattaforme;
- alimenta ecosistemi commerciali digitali.
Tutto il resto viene definito:
- “superato”;
- “inutile”;
- “vecchio”.
Ma questa non è neutralità tecnologica ma una selezione (tecnologica) mascherata da innovazione, favorita e voluta da chi ha “paura” che gli operatori in onde medie possano rubagli la “torta con la ciliegina”
Bruxelles ha riconosciuto il valore della radio broadcast
La vicenda europea dimostra peraltro l’esatto contrario della narrativa liquidatoria contro il broadcast.
Nel procedimento TRIS notificato dall’Italia con numero 2025/0550/IT, la Commissione europea ha esaminato il progetto italiano relativo all’obbligo di presenza dei ricevitori FM e DAB+ nei veicoli nuovi.
Nel portale ufficiale TRIS sono pubblicamente consultabili:
- le comunicazioni del Governo italiano;
- le osservazioni della Commissione europea;
- le memorie difensive del Ministero delle Imprese e del Made in Italy;
- e l’intero scambio istituzionale sulla tutela della radio broadcast nelle connected car.
Documentazione ufficiale TRIS:
Notifica TRIS 2025/0550/IT – Commissione europea
Ed è significativo che proprio nella memoria italiana venga richiamato il valore strategico della radio broadcast in termini di:
- resilienza;
- sicurezza;
- continuità del servizio;
- accesso universale all’informazione.
La posizione istituzionale rischia di diventare incoerente
E qui emerge il problema politico più grande.
Non è possibile:
- riconoscere l’AM nel TUSMA;
- assegnare frequenze agli operatori;
- difendere la radio broadcast davanti alla Commissione europea;
- parlare di pluralismo e resilienza;
e contemporaneamente considerare normale la sparizione dei ricevitori AM dalle automobili.
Le due cose non possono convivere.
Connected car: il vero rischio è il controllo dell’accesso ai contenuti
Dietro il dibattito tecnico si nasconde una partita molto più grande.
Chi controllerà l’accesso ai contenuti audio nelle automobili?
Perché eliminare progressivamente la radio broadcast completa significa:
- trasformare la radio in una semplice app;
- subordinare gli editori alle piattaforme;
- aumentare il potere degli ecosistemi digitali;
- ridurre il pluralismo reale.
Le connected car rischiano di diventare ambienti chiusi dove:
- gli algoritmi decidono la visibilità;
- le piattaforme controllano l’accesso;
- e la radio perde indipendenza distributiva.
Morale della favola?
- nel pluralismo;
- nella neutralità tecnologica;
- nella libertà di comunicazione;
- nella libertà di ascolto;
oppure si sta semplicemente accompagnando il mercato verso una radio sempre più dipendente dalle piattaforme IP.
Il pluralismo vero non consiste nel decidere quali tecnologie debbano sopravvivere.
Il pluralismo consiste nel garantire pari dignità a tutti gli operatori autorizzati.
E nel lasciare ai cittadini una cosa semplicissima:
la libertà di scegliere cosa ascoltare.
